In Piedi Davanti le Rovine di George Salameh

In Piedi davanti le Rovine Georges Salameh, videoinstallazione monitor a tubo catodico 21’ ORIGINI, 2015
Una serie di lavori (foto, video, oggetti) raccontano il vissuto (negato) nei periodi della guerra civile libanese, interpretando materiali e ricordi familiari dell’artista. Il titolo del progetto prende spunto dalle opere di Imru’l Qais, un poeta arabo preislamico che cantava le rovine dei paesi abbandonati e devastati dalle lotte tribali.

Nabil & Corni, Georges Salameh, videoinstallazione e Foto ritratto monitor a tubo catodico 21’. ORIGINI. 2016
Georges Salameh ripercorre un vissuto (negato) del periodo della guerra civile libanese, interpretando materiali e ricordi familiari dell’artista con un lavoro sull’amicizia quarantennale fra Nabil e Corni. In Office (il video) siamo nella downtown di Beirut, 1975. Gli 2 scenografi Nabil e Corni tornano in città, trovando il loro ufficio devastato dalla guerra civile. Quali sono le reazioni di chi trova il proprio passato totalmente cancellato? Cappello di lana (foto) – il ritratto di Nabil circa 4 decenni dopo, addosso il capello del suo amico. Corni migrò in Grecia nel 1976, Nabil verso la fine della guerra civile nel 1989 lo raggiunse; i primo morì all’inizio della crisi greca, un ictus mentre era in piedi in una coda al banco delle imposte. Il lavoro riprende la presentazione di Georges Salameh, In Piedi davanti le Rovine, avvenuta nel 2014 a Dimora Oz e prendendo spunto dalle opere di Imru’l Qais, un poeta arabo preislamico che cantava le rovine dei paesi abbandonati e devastati dalle lotte tribali. In questo caso il parallelismo fra le rovine d’un officio, la morte di Corni e il poeta arabo davanti la distruzione, segna un’importante metafora della condizione economica contemporanea e sull’amicizia.


Standing Before the Ruins Georges Salameh, Photo, Video, Installation, ORIGINI, 2015
A series of works (photos, videos, objects) recount the experience (denied) during the Lebanese civil war, the show reimagines materials and family memories of the artist. The project title is inspired by the work of Imru’l Qais, a pre-Islamic Arab poet who sang the ruins of abandoned villages, destroyed  by tribal conficts.

Nabil & Corni, Georges Salameh, Video-installation and photographic portrait – 21’inch screen. ORIGINI 2016
Georges Salameh recounts an experience (denied) from the period of the Lebanese civil war, re-interpreting materials and family memories with a work based on a forty-year old friendship between Nabil and Corni. In Office (video) we are in downtown Beirut, 1975. Nabil and Corni both set designers return to their office, only to find it completely destroyed by a bomb shell. What are the reactions of those who find their belongings and past totally erased? Wool Cap (photo) is a portrait of Nabil approximately four decades later, wearing his friend’s woollen hat. Corni migrated to Greece in 1976, Nabil joined him in 1989 towards the end of the civil war; the first died at the beginning of the Greek crisis, he had a stroke while he was standing in a line at the tax office. This work by Georges Salameh is part of a broader piece called “Standing Before The Ruins”, a section of which was presented at Dimora Oz in 2014. It is inspired by the works of Imru’l Qais, a pre-Islamic Arab poet who sang for the ruins of villages abandoned and devastated by tribal conflicts. In this case, the parallel between the ruins of an office, the death of Corni and the Arab poet facing his ruins, marks an important metaphor for contemporary economic status and friendship.